Riconfermo alcuni concetti espressi in un post precedente, soprattutto dopo aver ripescato un certo articolo.
Quando concedi all'architetto tutto quello di cui ha bisogno, comprese le libertà che mai potrebbe sperare di avere, ecco che ti sei comprato un amico, un famigliare, un fratello...un fan!
Mai pensato alla Svizzera come a un paese superdemocratico. Mai stata la Cina un paese democratico. Una opinione. Un fatto. C'è chi, però, oltre alle opinioni, contesta anche i fatti. Come una delle Archistar tanto antipatiche dall'Adriano Nazionale...
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BIG MATCH (Parte PRIMA)
Prologo:
L'Istituto Fernando Távora, che per la cronaca è stato anche il tema della mia orrida tesi, era un edificio che avrebbe dovuto essere progettato dal fantastico duo Siza+Gehry in occasione della celebrazione di Porto come Capitale Europea della Cultura per l'anno 2001. (Nel 2001 erano Porto e Rotterdam*).
Se fosse stato realizzato, io sarei svenuto.
Sarebbe stata un'emozione troppo forte; a quel punto potevano crollare contemporaneamente S. Pietro e il Colosseo che tanto per me l'Architettura avrebbe perso pochissimo visto che dall'IFT si riceveva così tanto da compensare tranquillamente le perdite.
Perché metterci di mezzo Roma? Ma così! Giusto per fare un esempio dell'assurdo...
Nell'estate del 2006 mi venne l'idea di fare una revisione con Siza. Pensavo di atterrare sul velluto se all'esame di laurea avessi giustificato una certa scelta progettuale dicendo che era stata un suggerimento dello stesso maestro. Passai un mese a telefonare dall'Italia allo studio di Rua do Aleixo nel tentativo di scucire un appuntamento dalla solerte segretaria. C'è stato un momento in cui avevo paura che la cosa non "s'aveva da fare" visto che Agosto incombeva (se volevo fare la revisione con lui quello era l'unico momento buono) e perché per un po' di giorni la segreteria non si fece trovare. Si era concessa il lusso di una vacanza nel momento in cui avevo bisognissimo di lei. Così un venerdì sera di Luglio mi ritrovai a chiamare per l'ennesima volta Rua do Aleixo da una cabina telefonica poco lontano dal mio quartiere. Erano delle pause che mi prendevo per tre motivi: raffreddare il cervello, rilassare la mano destra e per cercare di contrastare l'ondata di quei 8-10 chili di lardo che mi aspettavo di mettere su durante la tesi. Succedeva sempre così: la tipa mi diceva di telefonare tra qualche giorno o tra una settimana per sapere le novità. Ed invece questa volta mi rispose un tipo. Uno che non avevo mai sentito. Dal mio orologio vidi che erano passate le 19, circa le sei e qualcosa di lì. All'inizio pensavo: "È uno che pulisce i cessi dopo che gli altri se ne vanno via...". Poi cominciai a riflettere su quel poco che già conoscevo dello studio: lì Siza ci fa le notti, quindi non dico che i cessi li poteva pulire lui ma che forse, a meno che non fosse in giro per il mondo a visitare qualcuno dei suoi cantieri, una speranzucola di beccarlo c'era ancora. Tra l'altro il tipo che mi rispondeva era straniero, il che non è una novità in Rua do Aleixo. Anche se lì ci lavorano "a rotazione" sempre un sacco di giapponesi, mi sembrava impossibile che uno venisse da Osaka nello studio di Siza solo per rispondere al telefono. Ancora oggi penso che il tipo fosse un tedesco che io conosco di vista da almeno 6 anni e che da qualche anno, forse ancora 6, si è stabilito da Siza. Insomma per farla breve avviene l'impossibile: io gli racconto brevemente perché telefono e che cosa voglio che lui faccia per me e il tipo ad un certo punto mi fa: "Si, Siza è in riunione...adesso vedo se ha finito!".
* C'è una via a Porto, una rua di cui adesso non ricordo il nome (ma che vi farò sapere), che in omaggio a Rotterdam aveva tutte le insegne con la rispettiva traduzione in Olandese. Tabaccaio, spaccio, bar e altri negozi vari avevano tutti la loro bella insegna con la doppia lingua. Alcune insegne oranje sono ancora rimaste.
Meraviglioso.
Robe da Porto.
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Da tempo progettavo di allargare le mie conoscenze sull'ormai centenario Oscar Niemeyer. Questa specie di Gehry carioca secondo me aveva tutte le caratteristiche per essere il mio nuovo maestro: uno che in tribuna d'onore poteva benissimo mettersi al fianco del canadese (mentre un po' più in disparte abbiamo quei pazzi di OMA e quella Hadid che delle volte mi sembra tanto bisognosa di aiuto)...ovviamente, sarebbe rimasto sempre ad una certa distanza reverenziale dall'Onnipotente,...Lui, capace di camminare a piedi sulla superficie del fiume Douro, senza affondare.
L'architettura è una strana disciplina: arriva un momento in cui ti scegli tu i tuoi professori che in generale sono coloro che tu chiami "idoli" o "maestri" solo perché ti piacciono, sono stramiliardari, strafamosi e ti rendi conto che per come stanno le cose è quasi impossibile riuscire a lavorare da loro.
"Stramiliardari e strafamosi". Avete presente quelle innocenti critiche vomitate dall'ennesimo profeta contemporaneo sugli architetti-star? Bene, io voglio essere un architetto-star. Uno di quelli che ha contro tutti questi nuovi profeti contemporanei. E proprio per questo che procurai e comprai un libro sul vecchio architetto di Rio. Anche se ancora adesso non ho la certezza che sia proprio di Rio.
Le mie migliori letture le faccio tutte in bagno. Ovviamente poi ci sono gli approfondimenti che avvengono per la maggior parte delle volte di fronte al computer nell'atto di copiare dai sacri testi sia qualche dettaglio costruttivo sia, ad esempio, la distribuzione dei servizi igienici di qualche museo portoghese. Secondo me noi architetti non ci dobbiamo vergognare troppo di queste operazioni di copia-e-incolla, neanche quando coinvolgono la "forma" di interi progetti. In fondo dobbiamo considerarci solo come dei nuovi amanuensi.
Comunque, continuando, le brutte notizie sono venute da queste letture carioca il giorno in cui ho scoperto che il vecchio Oscar è un castrista convinto. Ero lì in bagno. La carta igienica e il libro Conversa de Arquiteto erano entrambi a portata di mano, così come lo scarico del cesso.
Una scelta difficile.
Alla fine ho pensato che, in rispetto dei soldi spesi per questa opera prima ed in conformità con il mio pensiero di sporco capitalista, era meglio scaricare la carta igienica e non i miei 7 Euro e Cinquantaquattro Centesimi.
Una delle cose che suscitano qualche dubbio su alcuni degli architetti-star stramiliardari e strafamosi è che quando li vedi si presentano come persone supercomuni, un po' come il presidente dell'Iran: uomini-topo dalle apparenze di semplici impiegati postali. Una volta l'architetto "comune" si presentava con la giacca con le toppe sui gomiti, le spalle curve per le ore eterne passate sul parallelografo e la station wagon: il simbolo dell'avvenuto cambiamento dello status sociale. Adesso, a parte la schiena curva e la giacca con le toppe e la macchina, anche alcune star continuano a presentarsi con la solita vecchia aria da uomini-topo. L'unico feticcio è quello di avere una camicia sempre diversa ma sempre con colori molto molto umili. Altri invece si danno alla pazza gioia: o si vestono di nero, sempre, come se fosse una sorta di simbolo corporale...come se fosse un neo; altri si fanno fotografare con uno sguardo assente come uno di quei personaggi paranoici dei manga; altri o altre si fanno fotografare avvolte da una specie di drappo funerario; altri o altre hanno altre fantasie.
Poi ci sono quelli che secondo me sono i peggiori: i politicizzati o quelli che hanno qualcosa da dire sulla politica o sui grandi temi come ad esempio l'architettura di regime.
Per Siza l'architettura fascista non esiste, esistono i governi fascisti. Probabilmente l'uomo di Matosinhos non ha mai avuto il piacere di vedere qualcuna delle squallide stazioni ferroviarie del Bel Paese. Senza contare che, con la scusa di poter esprimere le proprie capacità tecniche e creative, in passato molti architetti si sono messi al soldo dei più efficienti regimi totalitari infischiandosene delle deportazioni, delle leggi razziali e di tutte le altre politiche di sterminio e orrore da questi praticate, perché la commissione "dell'elogio al regime" che gli veniva affidata permetteva loro di esprimere quasi incondizionatamente tutta la loro bravura. Insomma parlo di una vera e propria prostituzione architetturale, come quella che alcuni studi di architettura fanno anche oggi quando vanno a lavorare in Cina (dove se fai il secondo figlio sei illegale) o in alcuni paesi di cultura islamica dove le donne sono ufficialmente considerate come preziosissimi e meravigliosi oggetti. Però, siccome ti danno tonnellate di dollari per farti costruire quel tal museo, quella tal biblioteca da 3 miliardi di libri o quel tal centro islamico esattamente come li vuoi tu... .
Ma i più fighi sono e saranno sempre quegli immortali dei comunisti. Quelli che si pongono a difesa degli anziani, dei bambini e degli animali e che tra una lotta partigiana e l'altra si fanno pagare 100 miliardi del vecchio conio per una stupidissima copertura della fiera milanese. Ma naturalmente non dobbiamo farci impressionare da quel "100" perché il malloppo deve essere spartito all'interno dello studio! Già, studi che sembrano composti da 6 miliardi di persone.
Avete letto bene: "stupidissima copertura della fiera milanese". A chi può piacere, peggio per lui. E quindi, peggio anche per me. Il problema è che da tutto il mondo vanno nell'orrida Bilbao a vedere il Guggenheim, mentre alla Fiera di Milano non ci vanno a vedere la copertura ma solo la Fiera. E se fanno un nuovo ponte sul Canal Grande, a Venezia, lo criticano perché non è perpendicolare al Canal come tutti gli altri ponti. Contenti noi...?
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Il Portogallo non è affatto un paese tradizionalista e conservatore. Per lo meno non è il loro modo di pensare. Loro non si alzano la mattina e dicono: "Sapete cosa possiamo fare per migliorare il nostro paese? Rimaniamo tradizionalisti e conservatori!". Se lo affrontiamo dal nostro punto di vista, quello architettonico oppure meglio ancora quello del restauro, di "conservatore" c'è ben poco. Qui non si conserva niente se non lo stretto necessario: si butta giù e vai di intonaco bianco purissimo o di frangisole alla Cucinella. "Qui non è come in Italia" ci disse il professore della FAUP responsabile ERASMUS durante la prima riunione che abbiamo avuto con lui,...un po' di tempo fa.
"Qui quando un mattone è rovinato non lo puliamo, lo tiriamo via e ne mettiamo un altro!".
Quello che è ancora tradizionale e conservatore è la condizione sociale del paese che grazie all'analfabetismo di alcune zone extra-metropolitane o l'eccesso di burocrazia (la famosa "papelada toda!") ci e mi sembra essere in uno stato tradizionale, non in una scelta tradizionale. La Microsoft e il MIT hanno già sbavato abbastanza dietro il Portogallo e adesso sono passati ai fatti con rapporti commerciali firmati e controfirmati.
Certo alcune mostre impressionano. Una volta ho visto una mostra di un francese al CPF. Il tema era il mondo rurale portoghese degli anni '80. Ero con un mio amico, compagno di merende all'università in Italia, e il commento è stato lo stesso: sembrava di vedere l'Italia degli anni '40.
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Prima di andare a Bilbao pensiamoci su
La cosa impressionante di Porto è l'uso che fa dell'architettura, anzi della "sua" architettura. Ovviamente in alcuni casi c'è anche l'abuso, ma quando l'uso è buono, intelligente e efficiente, allora in questi casi c'è poco da dire. In un certo senso anche Porto e il Portogallo confermano quella che è una idea arretrata del nostro italico paese, soprattutto (per rimanere tra i temi di questo blog) dal punto di vista delle infrastrutture e dell'architettura. Mi rendo conto però che adesso l'Italia sta cambiando. Lentamente sta avanzando qualcosa. Deve essere a causa del nostro enorme talento (e non è una battuta) che forse rimane troppo tempo assopito e che quando non ha più lo spazio fisico per stagnare, comincia a emergere fuori. Non so se si possa chiamare talento il fatto di essere riusciti a conquistare una esposizione internazionale a Milano o se le opere di Hadid, Siza, Gehry (con forse due lavori di cui uno sicuro a Venezia), Renzo Piano (da Padre Pio e a Napoli) o di altri studi come 5+1 e il suo lavoro per il Nuovo Palazzo del Cinema di Venezia possano essere considerati come un'espressione di "talento". Non so se guardando le opere italiane di questi GRANDI ci verrà in mente qualcosa che abbia a che vedere con il talento. Però, insomma, c'è un qualcosa, un certo movimento intestinale che non mi sembra che abbia come ultimo destino il c....
Il vantaggio, adesso, è che possiamo, o potremmo (tra poco tempo), ritornare a studiare in Italia la grande architettura contemporanea così come facevano anticamente i nostri professori più vecchi quando avevano 20 anni. Osserveremo queste nuove opere, le studieremo e poi ognuno prenderà la propria strada. Ma finalmente avremmo qualcosa che ci farà esitare prima di prendere la macchina ed andare a Bilbao, per il "Guggy".
Ah! E non ci dimentichiamo di un Liebenskid a Padova e di un Calatrava a Venezia.
PS
Che ce frega della Spagna quando si hanno 4 bei mondiali sul groppone?
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Ho cercato su internet una cosa che ero sicuro di riuscire a trovare. E cioè un blog che trattasse di architettura portoghese in maniera molto migliore rispetto a quello che faccio io. Il risultato è stato questo articolo che vi lascio qui sotto e che poi, col tempo, commenterò. O commenteremo
http://lacittanellanebbia.splinder.com/post/16938184/Casa+studenti+in+Portogallo
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Pollame
Volevo parlare di una "cosa" di SIZA, cioè di una sua opera che giornalisticamente parlando si può definire "controversa". Però siccome sono lungo nei post, e siccome avrei dovuto fare un po' di ricerca per documentarmi meglio, e siccome sono molto, molto pigro…insomma, tanti "siccome" equivalgono ad una rinuncia. Ma no, mi dicevo, che rinuncia! È solo un posticipo.
Detto fatto. Anni fa Siza ha vinto un concorso in Brasile. Si tratta di un museo che raccoglie la collezione di un pittore, un tipo che per me è un grande sconosciuto. Forse qualcuno che mastica arte lo conosce, oppure io conosco troppo poco l'arte. Comunque da adesso alcune delle opere del pittore brasiliano Iberê Camargo sono esposte nella nuova sede della Fundação Iberê Camargo, un edificio mostruoso che dà le spalle ad una scarpata ricoperta da una folta vegetazione (va là, diciamo un bosco). La scarpata è in parte erosa da una serie di vecchie escavazioni minerarie della costa . L'Avenida Cachique separa quella che mi sembra essere la facciata principale dalla baia del fiume Guaíba. La città è Porto Alegre, Brasile ovviamente. Be', forse la baia, tecnicamente parlando, non è esattamente lì: lì dovrebbe essere ancora fiume ma comunque oltrepassiamo il dettaglio.
Ah! Piccola curiosità: sapete come si chiama qui il film < Il sorpasso > ? A ultrapassagem. Si, traduzione letterale. È una parola dal suono interessante, ascoltandolo hai proprio la sensazione fisica che ti stiano ultra-passando da dietro le orecchie.
Insomma questo museo è fantastico. Ha una parte brutale; una parte banale, cioè rigorosa; una parte alla Guggenheim di New York*; una parte intelligente e una parte che poteva essere fatta con altri materiali. Quando prendevo il mio bel El Croquis per copiare i bagni di Siza del museo Serralves**, ogni tanto la mia mente vagava, assieme alle pagine. Verso la fine del volume si trova questo progetto, fino ad allora assolutamente lontano dai canoni di siziani o sizisti(ci). Dei bracci che sembrano meccanici che escono e si rificcano in una cosa che sembra una specie di bile estrusa. Delle volte penso che a me piacciono questo tipo di scene: più brutali sono più ci rimango "così". È un "così" che non so definire se negativo o positivo, ci rimango e ci rimugino ma alla fine penso che sono cose che mi piacciono perché per essermi fermato su questi progetti qualcosa mi deve essere rimasto impresso. Mi viene in mente un aneddoto che successe a casa mia, a Porto, ai tempi dell'Erasmus. Una nostra amica brasiliana chiese a me e a Victor quale erano i nostri metodi per valutare un progetto e/o determinarne il suo grado di qualità. Victor era ed è di Barcellona. Grande scuola. Insomma io tirai fuori proprio questa storia molto poetica delle sensazioni: sai Rosa, le dicevo, delle volte ho delle strane sensazioni…ci sono certi progetti che mi colpiscono non so per che cosa e allora io ci ritorno su e cerco di studiarli per vedere come sono fatti (intendevo dire "do un'occhiata a piante e sezioni" quasi senza capirle: io guardavo loro e loro mi fissavano con un'aria ancora più interrogativa). Rosa annotava, era un'annotare che sembrava dire: interessante! Che pollo...Victor diede una risposta fighissima: << Per me sono: dove si trova l'accesso; come funziona l'edificio e la sua relazione con il contesto. Si perché se non guardi questo cosa è che guardi, no? >>. Ancora adesso non uso completamente questo metodo.
*
Che qui chiamano rigorosamente Nova Yorque
**
Uno degli spagnoli che viveva in appartamento con me, rideva di se stesso quando guardava i suoi progetti come se fossero un puzzle di citazioni: i bagni di Rafael Moneo, un'entrata alla Miralles…
Anni dopo, i miei progetti erano: dei bagni alla Siza, delle entrate anche,...
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Sconclusioni
Si passa per un momento difficile. Praticamente si sta tutto il giorno di fronte al computer affogati in internet, nelle sue notizie e nei suoi forum calcistici. In alternativa si legge qualche "giallo" che mi ha spedito il mio velhote (=vecchio). Mi sono allontanato dall'architettura già da molto tempo: per seguire il lavoro, cioè la ricerca di un lavoro; poi per seguire la mia gamba, ancora immobile; adesso per seguire Euro 2008. La pratica dell'architettura richiede un esercizio costante…sembrano quasi delle parole alla SIZA o di uno dei suoi amici di merende.
E allora proprio l'altro giorno mi è venuto in mente l'esame di stato e la tesi di laurea. La tesi. Il prof, un mio idolo, quasi non mi voleva far presentare. Gli avevo spedito via mail alcuni rendering e c'era bisogno di fare il punto della situazione. A pochi giorni dalla consegna lui mi chiama, fatto mai successo, e mi fa il punto della situazione: non posso presentarmi. I rendering fanno schifo e sono troppo indietro. Facevano schifo, nulla da obiettare purtroppo: usavo un cad che dava la possibilità per fare dei buoni lavori di immagine ma ci volevano ore e ore di prove, verifiche, aggiustamenti e poi ancora nuovi rendering…e ci voleva un altro computer che facesse solo quello…e ci volevano le piante già terminate da un pezzo, e non lo erano. E forse ci voleva un MAC e non un Windows. Dalla terrazza della sala vedevo il mio amico impegnato a fare la Tav.03. Ancora non si capisce perché molte tavole sono 0 e qualche cosa e non 1, 2, 3 ecc. Al suo fianco c'era una bottiglietta di deliziosissima crema di limoncello fatta dalla zia del velhote e una dolce smozzicato fatto da una nostra amica in comune. La schiena curva, il classico profilo di noi studenti alla vigilia delle consegne. Il mio amico veniva di sera dopo il lavoro. Dalla terrazza si vede pure la finestra dei miei. Sicuramente guardavano la televisione. E sicuramente non commentavano la situazione: c'era poco da commentare, bisognava aspettare e sperare che riuscissi a consegnare tutto in tempo. Certo le mie facce stravolte non devono avergli dato buone sensazioni.
Prof, io devo consegnare, è una questione di urgenza.
Va bene. Non sapevo che la situazione fosse questa.
Be', tutto bene alla fine. Penso che sia la peggiore tesi di laurea conservata negli archivi della mia facoltà. Forse il mio prof la userà come esempio da non seguire. Io non ce la metterò mai nel mio portfolio, perché spero sempre di aggiornarlo con qualche concorso di architettura. Quando ne comincerò a farne.
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Amo SIZA e adoro il Portogallo, però...
Come già dissi in un'altra occasione, i portoghesi tendono a enfatizzare, anzi, a "esponenziare", alcuni aspetti riconosciuti a livello nazionale come simboli della supremazia della razza portoghese nel mondo.
Recentemente qui in Portogallo i media si sono scatenati contro il forte imbarazzo provocato da una parola detta dal Presidente della Repubblica (Portoghese) durante un'occasione speciale. Il presidente parlò di "razza", una parola che qui ha fatto, come si dice nei più eruditi testi, storcere un po' il naso…
Eppure, loro, il discorso della "razza" o della "portroghesità" gira e rigira ce lo ficcano sempre, soprattutto quando si esaltano su certi argomenti, su certi campi o su certi portoghesi elogiati nel mondo.
Ho cercato di raccontare alcune di queste "esaltazioni" per quanto riguarda l'architettura, ma vista l'occasione è giusto fare un parallelo con un argomento di attualità come Euro 2008 e affini.
L'atmosfera per le strade è anche simpatica, con tutte le finestre e le porte delle case saturate dalle bandiere del Portogallo, poi però quando parli della loro nazionale quasi si sentono con la coppa già in tasca. Sentir parlare del Portogallo è come sentir parlare del Brasile con 11 Pelé. Cristiano Ronaldo, la loro stella, sicuramente il miglior giocatore d'Europa e del mondo in questa stagione, forse, è per loro tra i primi cinque della storia mondiale del futebol. A confronto con le stelle di altre due squadre contro le quali il suo Manchester si è scontrato, il ragazzo ha sempre fatto la figura del pollo. I "goals" che fa Kakà ancora non glieli abbiamo visti fare, mentre per ripetere i numeri di Messi probabilmente dovremmo aspettare che gli crescano altre due gambe. Però, qui se la pensi così è come se bestemmiassi contro il Papa a S.Pietro.
Ultimamente un allenatore portoghese si è accasato all'Inter, squadra ora famosa in Italia per gli aiutoni che accompagnano le sue vittorie scudettate, famosa in passato per aver vinto l'ultima Coppa dei Campioni in tempi preistorici, in futuro famosa per chissà che cosa. Forse per le stesse cose. Ebbene, per i portoghesi in Italia è sceso un Marziano. Probabilmente il miglior allenatore del mondo. Dico "probabilmente" a bassissima voce, perché qui i media invece lo urlano: IL MIGLIORE DEL MONDO. Stiamo parlando del tipo che ha vinto una CdC un anno in cui la finale era Porto-Monaco, come dire Lazio-Fiorentina da noi, e che è stato cacciato dal Chelsea perché con una squadra fantastica per tre anni consecutivi non è riuscito ad avvicinarsi neanche alla finale. Cacciato, RUA!.
Ebbene, queste esaltazioni mi mettono in difficoltà. Io sono un tipo che risponde e certe mie risposte qui non sono piaciute e quindi più di una volta mi sono preso più "vaffa" portoghesi. Sicuramente io sono un tipo ostinato, accetto poco il confronto e voglio quasi sempre avere ragione o avere l'ultima parola o entrambe le cose. Però anche le risposte degli "altri" mi preoccupano un po'. Capisco il loro atteggiamento ad attaccarsi a certe cose, fatto magari anche con simpatia e affetto, quando poi però si inventano eroi, quando si creano storie mitologiche o delle scene alla Dragon Ball, dove sono i portoghesi che salvano l'universo contro i cattivi che lo vogliono distruggere a cominciare sempre dalla Terra, beh, allora insomma:...e che è!!! Se i portoghesi si mettessero a fare dei manga o dei cartoni animati del "genere", gli alieni con i loro mostri comincerebbero ad attaccare il Portogallo e non più il Giappone.
Sicuramente c'è esaltazione anche Italia, così come qui hanno maturato un buon spirito critico nei confronti dei loro gravi problemi sociali ancora irrisolti, ma qui passano davvero i limiti e lo spirito critico come quello che abbiamo noi italiani ancora non l'hanno raggiunto, ancora non è così profondo come il nostro.
Ora, gradirei che qualcuno avesse la pazienza di volermi rispondere, soprattutto se non è d'accordo con quanto ho scritto, soprattutto se volesse mandarmi un qualche "vaffa" italico o portoghese sempre che abbia la finezza di sapermi esprimere lo stesso concetto in modo molto molto più fine. Sapete, tipo con quegli strani giochi di parole…
PS
Vinciamo l'Europeo.
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Ritratti di Siza (PARTE 1)
Stavo ritornando bello contento dall'Arquicoro, dopo una buona cantata ricca di soddisfazioni, quando, in prossimità dell'entrata della Faculdade de Letras, il mio ginocchio destro, lato esterno, urta di prepotenza il paracarro di una sprovveduta Golf che si accingeva a passare tutta innocente le strisce pedonali. Per fortuna la Golf non si è fatta niente. Io invece mi sono passato una bella notte in ospedale. E...no, non ero ubriaco.
Questo potrebbe essere lo spunto per parlare dell'architettura degli ospedali o dei "pronto soccorso" portoghesi ma la verità è che ho poco da dire. Posso solo consigliare a tutti di cercare di stare attenti anche alle strisce pedonali: uno allenta per un attimo la tensione perchè pensa di stare al sicuro e...boom!
Nel frattempo mi sono messo a leggere un libro su Siza. Ho una specie di convulsione nel comprare libri e riviste di architettura che mi sono state utilissime quando ero sotto esami ma che quando non sono preso da impegni (o non mi faccio prendere da loro anche se ce ne fossero) rimangono lì in bella mostra come una monumentale libreria di architettura. Ebbene, questo periodo mi sarà utile per rinfrescare alcune conoscenze. Tipo quelle di Siza, appunto. Sto leggendo un libro di un giornalista che ha fatto una raccolta delle interveste rilasciategli dal maestro di Matosinhos nel corso di alcuni anni. Penso che sia stata una operazione commerciale come quelle che si vedono in campo musicale del tipo: un bel great hits ogni x album.
In questo libro c'è un prologo in cui si racconta in forma molto romanzata la vita del giovane Álvaro. Romanzata perchè Álvaro assume l'aspetto di un piccolo eroe dei fumetti, dove i suoi sentimenti e i suoi pensieri vengono “supposti” invece di essere espressi direttamente dalla voce dell’architetto di Matosinhos. Oltre al romanzo ci viene però anche spiegato come nasce Siza e cioè non il segreto di come lui sia diventato un grande bensì una serie di fattori diciamo cosi "fertili". Per esempio ci viene spiegato come ai tempi del giovane Álvaro in Portogallo, paese soffocato dalla dittatura salazarista, c’erano ottimi professori, c’era qualche buon architetto che al momento costituiva “la referenza”, ma mancavano di fatto tutti gli architetti, gente che lavorasse, cioè che mettesse in pratica questi ottimi insegnamenti e queste suggestioni delle “referenze”. C’era bisogno di architettura e gli architetti erano pochi…e Siza era giovane, il più bravo tra i giovani ed era anche appoggiato dal migliore maestro del tempo, nella facoltà di una città dove era molto più rumorosa la resistenza al regime rispetto che a Lisbona. Insomma, come si dice nel futebol: bravo e fortunato.
Dal libro, che io consiglio vivamente di leggere a tutti coloro che come me si trovano in terra lusa (perché non credo sia pubblicato anche in Italia), ho estrapolato alcuni pensieri di Siza che io mi permetto di interpretare (anche in Italia ci sono un po’ dappertutto pubblicazioni di interviste di Siza, perché al velhote piace discutere di architettura. Approfittatene…).
Sulla paura. Siza constata la presenza di una eccessiva paura per gli spazi vuoti nella società civile, soprattutto se enormi. Questa paura viene controbilanciata, sempre “eccessivamente”, dalla filosofia del riempimento degli spazi vuoti e enormi con tutto un complesso di “animazioni”, di imputs suggestivi che eccitino la nostra mente e i nostri sensi. La morale è nel mezzo (come sempre si ama dire di fronte al caso di due eccessi opposti)…e cioè nel riconoscere la necessità, per alcuni spazi, di una certa pace. Ci vogliono limiti e misure per tutto perché non è detto che tutto debba essere animato, oppure non a tutte le ore del giorno…o non solo nelle ore notturne. A tal proposito vengono citate tutte quelle iniziative che tentano disperatamente di portare le folle in piazza per feste, festine, fiere, festival e affini… . Sembra che alla società di oggi quello che incomodi di più sia il silenzio, anche se ce ne fosse solo un po’. Sembra non ci siano limiti di sopportazione contro il grande incomodo che il silenzio produce.
Su alcune soluzioni progettuali. Nel caso di un progetto per un complesso immobiliare nel bairro di Alcantara, a Lisbona, in prossimità dell’antico ponte 25 de Abril, su una superficie abbastanza vasta con un indice di costruzione molto maggiore rispetto all’area di progetto, Siza decide di elevare tre torri di 30 piani ciascuna. Invece di occupare l’intera superficie del lotto con una piattaforma estrusa di circa 8 piani, l’idea è quella di liberare una certa quantità di spazio del terreno,…spazio che potrà essere utilizzato per arieggiare il lotto e creare quei vuoti di cui non si deve aver paura. Tra l’altro si dà vita ad una relazione “altimetrica” tra gli edifici e quel colosso che è il 25 de Abril. Ed inoltre anche le vie di circolazione dell’intorno si potranno allargare, arieggiare, sfruttando la maggiore disponibilità di spazio. Niente. Progetto bocciato, soprattutto per incapacità dell’immobiliare di sopportare le critiche del momento. Però secondo me l’idea era geniale. Era un po’ la dimostrazione, per coloro che non hanno fatto studi “architettonici”, di come una massa di 30 piani può essere meno invasiva di una di 8.
Per noi architetti e studenti. Di solito non si arriva subito a centrare la soluzione progettuale esatta, corretta, giusta. Non si riesce a centrare subito l’obbiettivo, o per lo meno si ha difficoltà a centrarlo subito, al primo colpo. E allora è utile trovare un punto di riferimento, soprattutto se il contesto ne dovesse offrire qualcuno, come è accaduto a Siza quando è stato coinvolto in un processo di ri-urbanizzazione della Avenida da Ponte, che prende forma, idealmente, dalla ricostruzione della torre della “Casa dei 24”. Un progetto di Távora.
Siza e Gehry. Per quanto qualcuno possa risultarne scioccato, Siza e Gehry sono grandi amici. O per lo meno grandi ammiratori l’uno dell’altro. Questo perché, a detta di Álvaro, nel vecchio Frank si può riscontrare la stessa essenza di Gaudì. Gaudì…che, con la sua Sagrada Famiglia, fu il primo ispiratore del giovane Álvaro: guardando la Sagrada il ragazzo di Matosinhos capì che anche l’architettura, in fondo in fondo, non era poi così male. Lui voleva fare lo scultore…
La pratica del disegno. Il disegno per Siza ha una doppia valenza. È lo strumento che lui usa in cantiere, per risolvere quei problemi che nascono solo sul posto, quando prendono forma i suoi amati spazi; ma è anche il suo passatempo preferito, il mezzo con il quale dare riposo alla mente…c’è chi suona la chitarra, chi si fuma una bella sigaretta, lui disegna. Ma lui ci tiene a sottolineare l’importanza del disegno non solo prima, nella fase di formulazione delle prime idee di progetto, ma anche durante e dopo, quando problemi di tutti i tipi devono essere risolti, e bene, e la soluzione deve essere comunicata velocemente, con un modo diretto e efficace.
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Devo prima di tutto dare una risposta a Silvia che mi scrive per un consiglio.
Dunque Silvia, ti rispondo subito che secondo me "si": ne vale la pena. Certo qui non sono rose e fiori. Come ho già spiegato in altri post qui c'è una sanguinosa ricerca di stagisti, cioè di studenti che hanno appena finito il corso e che per essere iscritti all'Albo devono obbligatoriamente passare 9 mesi in uno studio. Gli architetti non sono costretti a pagare questi stagisti e quindi ne vanno molto golosi, anche se l'Ordine adesso gli permette di avere solo 3 stagisti all'anno.
Nonostante tutto, conviene. Il discorso è sempre quello di sempre: per chi ha buone o ottime conoscenze informatiche, e se ci aggiungi che conosci anche l'Inglese, secondo me puoi provare senza avere problemi di avere più difficoltà rispetto che all'Italia. Ti consiglio di inviare curriculum anche a Vila Nova de Gaia (chiamata anche Gaia), sull'altro lato del Douro. E poi non ti dimenticare dei grandi, come Siza ovviamente, perchè è noto che nel suo studio ci sono più gente straniera che portoghesi. Da lui la busta paga iniziale è 700E. e non ci sono orari.
Per gli altri: sono costretto a posticipare la LU(vs)it. Stava andando bene perchè avevo messo su un gruppo da 5 a 7 persone. Prossima data: Settembre 2008. Qualcuno ha pensato bene di investirmi mentre passavo sulle strisce pedonali e per Luglio non so se ce la faccio. Anzi ne sono sicuro.
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Post sconclusionato…Sconclusioni
Mi sono un po' perso. A causa di una serie di cose che riguardano la mia vita personale, sono in quello stato di intimo semi-coma che qui chiamano aborrecimento. Sono aborrecido, profondamente aborrecido, e a tutto questo si aggiunge la completa assenza di lavoro. E perchè è completa? Beh, se non vi interessa, passate avanti e saltate questo passaggio.
L'architetta per dove lavoravo mi ha fatto capire più volte che ha bisogno di me. Gli sono stati commissionati un paio di lavori: uno è un hotel installato su una collinetta in prossimità del fiume Távora, affluente del Douro, dove fioriscono i vigneti del Porto (si, intendo il vino, il vinho do Porto) e penso anche di altri vini; l’altro sarebbe un piccolo complesso di abitazioni che integrerebbe una casa già realizzata dall’architetta in precedenza,...alla fine sarebbe un complesso per il turismo rurale in prossimità di Viana do Castelo. Per problemi burocratici che ancora non mi sono molto chiari il progetto preliminare dell'hotel, precedente alla mia entrata in studio, ancora è in attesa di approvazione mentre le case aspettano che il terreno nel quale saranno installate cambi la propria destinazione d'uso grazie ad una nuova legge comunale (o provinciale, boo!) non ancora né votata né, penso io, proposta. Beh, più o meno le cose stanno come vi ho spiegato. In attesa di questo, la tipa mi ha richiamato per fare delle modifiche al progetto della casa di sua sorella (io ero l'autore dei disegni di tutte le sezioni di quella casa, a lei, invece, vanno i meriti dei disegni delle piante)…del tipo: è scomparso un garage interrato enorme che è passato ad essere un bussolotto che si “erge” a quota + 0.00 e sulla cui sommità, un giorno, e lontano dagli occhi indiscreti del comune, cioè della Câmara Municipal, forse verrà eretto un piccolo studiolo. Poi ci saranno delle imminenti pubblicazioni su due riviste. Quindi sono stato chiamato per lavorare di Photoshop e agire su qualche foto per togliere certe macchie nella base di cemento armato, tirare via qualche cavo, qualche tubo qua e là, un pozzo e alcune tavole di legno...insomma: tutto il necessario per far vedere una casa sui colli tutta ripulita, appena terminata, eliminando ogni traccia che facesse pensare all'esistenza di un cantiere. Un giorno vi parlerò di come sia basso il mio livello di preparazione nell'uso della "macchina", e di quanto possano essere catastrofici i risultati di un lavoro se a questo si aggiunge una demotivazione cronica ma, per mia fortuna, l'architetta è ancora un passo indietro rispetto a me e quindi ha considerato il mio lavoro positivo. Mio Dio...
Bene io intanto aspetto, perchè l'ultimo giorno che ci siamo visti l'architetta mi ha mandato una bocca (espressione portoghese: mi ha detto così, "fintamente" quasi per caso...) del tipo: "Eh, ma dopo Ed mi aiuta..." per vedere se mi tenevo a disposizione una volta che partissero quei certi progetti che dovrebbero entrare in studio. Per fortuna i miei genitori ancora mi sostengono. Il problema è capire se io sto approfittando di questa situazione per farmi una vacanza a Porto con la mia socia con i soldi dei miei amati oppure se realmente sono in una fase di stallo perchè sto aspettando che l'unico architetto di Porto e del Portogallo che usa lo stesso cad che uso io mi chiami al telefono per dirmi: "Presto Ed! C'è lavoro,...e uso ancora lo stesso cad che usi tu!". Caro vecchio cad...
Per chiudere questo post un po' sconclusionato voglio aggiungere altre cose. Volevo scrivere delle cose su Gehry, ci tenevo a fare uno o più discorsetti su Frank ma mi esporrò un'altra volta perchè adesso voglio raccontare cose portoghesi. Forse ho parlato troppo poco di cose portoghesi e quindi: molti mi chiedono come va il lavoro in Italia nel nostro campo, cioè mi chiedono se c'è più o meno lavoro rispetto a qui...e io non so cosa rispondere. È che l'inizio della mia esperienza di collaboratore all'interno di uno studio l'ho cominciato ufficialmente qui, nello studio di Alvarinho. L'unica cosa che conosco sono le esperienze degli amici che sono più avanti di me e soprattutto lavorano nel mio ricco nordest. Io rispondo sempre che in Italia dipende sempre dalle zone e che da noi ce n'è sicuramente di più rispetto a qui. Faccio fede sempre a quello che succede ad un mio amico, amico di merende e compagno all'università, che viene sempre contattato lui dagli studi e non viceversa e che tra un cambio e l'altro non ha mai avuto dei buchi. Tra l'altro io ero venuto in Portogallo portandomi dietro questo consiglio che mi ha dato: lasciare sempre un curriculum all'Ordine degli Architetti perchè è da li che gli studi procurano i loro servi. Invece qui mi hanno detto di lasciar perdere, siamo noi che dobbiamo inviare curriculum a tutti, a toda gente come dicono qui, dobbiamo bussare a bussare alle porte, entrare di notte nello studio di Siza dalle finestre aperte al secondo piano, suonare il campanello più volte, insistere anche quando ci sembra impossibile che un architetto, anche famoso, abbia uno studio in una casa diroccata che non ha neanche il nome sul campanello, anche quando gli studi fanno di tutto per cercare di nascondersi all'interno di vecchi palazzoni del centro storico degli anni 30, quasi sempre senza etichette nei campanelli...insomma, avete capito. Ho una brutta sensazione che però è associata a una buona sensazione. Alvarinho mi fa pensare che in Portogallo alcuni architetti che riescono ad avere una certa fama e una conseguente liquidità (nel caso di Alvarinho è dovuto al successo mondiale di un'abitazione che ha fatto) riempono i loro studi di manovalanza a bassissimo costo, e non lasciatemi spiegare come e perchè, dalla quale però pretendono una dedizione assolutamente professionale, contrattuale direi, giocando sul fatto che magari, come da Alvarinho, le ore di lavoro sono meno delle 8 giornaliere. E si, perché qui c'è gente che chiama part-time il lavorare tutti i pomeriggi (sabato escluso) e due mattine (una di queste può essere un sabato), comunque...la stessa persona l'ho sentita dire una volta, in mancanza di righe e squadre per misurare una cosa: "D'ora in poi voglio una stecca su ogni tavolo!". Con un'aria come del tipo: ve la dovete portare voi da casa. Bene, poi ci sono invece architetti come João Alvaro Rocha o simili, che magari hanno raggiunto il successo con tanti buoni progetti realizzati nel coso di un certo tempo, che lavorano con molta gente in studio e, voglio dare fiducia a quello che mi hanno detto, tutti in regola. Accade anche negli studi di Gaia, una cittadina, anzi una disorganizzazione urbana, che sta di fronte a Porto, dall'altro lato del Douro, dove ci sono molti studi rampanti che stanno avendo successo con progetti di hotel e uffici. E sembrano lavorare tanto. Mi sembrano...
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"Ed", neolaureato. Per andare al lavoro devo girare all'altezza della stazione della metropolitana progettata da Souto de Moura. Dal bar dove faccio una pausa mi tocca scrutare la Casa da Música di OMA/Rem Koolhaas. E stasera c'è pure la grigliata alla Facoltà di Architettura. No, Álvaro Siza Vieira non sarà il cuoco. Questa è Porto, con alcune sue cronache.
Recibos Verdes (Ricevute Verdi)
linkario:
- Siza in Brasile
Mostruosamente bello. Il brutto che piace - Casa Studenti in Portogallo
Un articolo interessante - Altro link su Obra de Arte
ma è in Portoghese! - Ultimo commento politico su questo blog
Vi prego guardatelo perchè è lindo! - 'O sole mio
Come certi commenti delle nostre professoresse: "Il ragazzo si applica ma..." - le ultime su Siza dal noto fotografo Fernando Guerra
beh, prima di venire a vivere qui io non lo conoscevo a Fernando, ma comunque... - El Croquis su Siza
CENTRO METEREOLÓGICO EN LA VILLA OLÍMPICA - Una possibile verità
da non scartare - altre assurdità
molte altre - Saramago e a Iberia
versão portuguesa - Saramago e l'Iberia
versione italiana - pagina abbastanza completa su Cristoforo Colombo e sull'ultimo mattonazzo di Oliveira
date un'occhiata "completa" - queimas
"cheime" di porto - queima de coimbra
200? - Fantozzi
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